LE SEQUENZE 1976 - 2006

“ ….....Nel singolo dispositivo predomina infatti il livello sintattico, che solo superficialmente esibisce l'iterazione del pattern e, attraverso la ricognizione e l'individuazione della praticabilità delle opzioni disponibili, affida invece le sue implicazioni di senso alle tensioni trasformative della sequenza: divenire, scorrimento, variazione, modulazione, scomposizione, ritmo, per arrestarsi di fronte alla fenomenologia della vertigine combinatoria quanto si raggiunge la complessità di una ormai ardua ripercorribilità a ritroso.

A parte i complessivi effetti scenografici, è in questo modo che De Tora mette in scena lo spettacolo, di minuta e sottile godibilità, della liberazione delle forme, il superamento e l'abbandono del calcolo, l'arresto del controllo operato con i parametri impliciti alla struttura geometrica e costruttiva.

Opportunamente, l'esplorazione della specifica correaltà in cui gli oggetti estetici stazionano, a un tempo congegni e terminali di economie della comunicazione «a statuto speciale», risulta recentemente integrata da una più consapevole predisposizione alla componibilità ambientale delle opere e dall'attenzione per i materiali.....”

 

Matteo D'Ambrosio così ci presenta l'opera di Gianni De Tora nel catalogo della mostra personale antologica del 1993 presso la Galleria Civica di Arte Moderna di Gallarate (Va) (oggi Museo M.A.G.A.) ; questo inciso, che proponiamo, definisce molto argutamente questo aspetto che vogliamo analizzare:

la sequenzialità dell'opera d'arte intesa come modalità quasi scenografica di scomposizione ...di quinta teatrale per combinarsi nell'insieme attraverso il colore e le forme geometrizzanti....

Questo modo di operare lo si ritrova ampiamente già dagli anni '70 nel periodo dell'astrattismo geometrico fino alle ultime opere degli anni 2000.

In particolare abbiamo voluto analizzare le opere che presentano una vera e propria scomposizione della forma su diversi supporti che sia tela o legno o carta.

Vi proponiamo inoltre, per una migliore interpretazione del periodo analizzato, uno stralcio dalla interessante intervista fatta al Maestro dalla dottoranda Irene Romano che nel 2005 elaborava la sua tesi di laurea dedicata appunto al De Tora ( relatrice Prof.sa Mariantonietta Picone ):

 

“…..I.R. Nelle sequenze c'è una volontà, proprio per il loro “carattere iterativo” oltre che di studio della trasformazione della forma, degli effetti della luce sul colore, di coinvolgere più direttamente il fruitore? Cioè di comunicare più direttamente con chi osserva l'opera?

G.D.T. Sì, certamente, le sequenze hanno un impatto percettivo molto forte. Chi osserva l'opera è invitato a seguire l'andamento della sequenza ed eventualmente a tornare indietro per poi ripercorrerlo; la presenza del colore può poi servire a creare nell'osservatore delle emozioni soggettive che prescindono anche dalla comprensione “intellettuale” della stessa sequenza. I colori offrono emozioni diverse secondo lo stato d'animo di chi li osserva. Uno stesso colore, ad esempio il rosso, può dare una sensazione di rabbia, eccitazione, gioia e così via. E ciò è ovviamente valido per tutti gli altri colori. L'artista propone l'opera con una chiave di lettura, che tra le altre cose non sempre viene correttamente percepita dal fruitore, il resto lo fanno le emozioni dell'osservatore che a volte vanno al di là delle intenzioni dell'artista stesso. Questo è uno degli aspetti che rendono, almeno secondo me, difficile spiegare fino in fondo il significato di un'opera d'arte .E ciò non è valido solo per l'arte astratta o contemporanea in genere, ma anche per tutta quella dei secoli precedenti......”.

1980 De Tora con Stefania e Tiziana e  l
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